La grande illusione di Mario Italo Fucile

18.05.2014 03:04

Sono nato in un paese fra i monti 
Alla sera gustavo dal fienile i rosei tramonti
Comparivano fra le rocce di bianco calcaree 
Rocce dalle strane forme appuntite lontane dal mare.

M’incamminavo con stracciati indumenti
Fra i verdeggianti prati e svariati elementi
Percorrevo sentieri in salita 
Senza mai sentir alcuna fatica

Attraversavo ruscelli limpidi e non inquinati.
Dove le donne vestite di nero i panni avevano lavati.
I ciottoli piatti, levigati nel tempo dal fiume. 
Erano i giochi d’allora, per tutti i ragazzi in costume. 

I calzoni di panno alla zuava 
Scarponi di cuoio qualcuno calzava
Ma perlopiù ciabatte di panno con la suola di gomma 
Era ciò che la madre in casa cuciva, con tempo e pazienza. 
Seduta su una misera panca di legno sollevando da terra. 
Per non sporcare l’orlo della sua fiorita gonna. 

Ricordo, rincorrevo felice e illuso un gran sogno
Là sulla vetta vi era un fiore magnifico di cui avevo bisogno.
Era una stella stupenda e vellutata 
Una pianta da tutti molto amata 

Le strade di notte erano illuminate 
Ma non da lampioni o lumi, era la luna 
E le stelle che le rendevano incantate.
Correvo fra i prati e gli arbusti fra le elevate piante. 
Abeti, larici e pini, camminavo spedito alle volte abbracciandone una.

Il profumo d’innumerevoli fiori colorati 
Ammiccavano al sole incantati
Ma cercavo il fiore più bello il più difficile da afferrare. 
Per raccoglierlo l’alta difficoltosa montagna dovevo scalare. 

Mi arrampicavo sulle rocce segnate dal tempo.
Mi aggrappavo disperato a ogni spuntone contento.
Sembrava che fossi arrivato 
E che quel vellutato fiore avessi trovato.

Ma sempre una valanga di secco terriccio misto
a pezzi di pietra, mi rigettava indietro verso la valle 
e sempre a me stesso dicevo “ no io non desisto”
Sulle taglienti rocce mi afferravo salendo verso l’alto. 
Dal cielo osservavo le malghe, i tetti di decrepite stalle.

Le mani sanguinavano come il mio cuore,
per me quel fiore era tutto non era una stella , ma amore.
E sempre rotolavo in basso da dove ero partito. 
Come se qualcuno inconsciamente mi avesse avvertito.

Finché nel viso e nel corpo sudato,
Nel volto negli arti e nella mente da molti insuccessi ferito
Mi sdrai stanco nell’erba di muschio profumata. 
E da una marea di svariati colori allagata. 

Di colpo mi accorsi cosa avevo finora perduto.
Un tappeto di fiori, la vista d’uccelli sui rami appollaiati
La loro danza d’amore corteggiamento di piccoli esseri 
Dal Creatore da millenni amati.

Un tocco delicato, lo sentii sul dorso della mia mano.
Volsi lo sguardo tremante a una distanza minore di prima. 
In quel tempo guardavo troppo lontano.
Era un piccolo fiore dal colore di viola, appena coperto di brina. 

Profumava d’intenso piacere 
Era povero piccolo fiore fra i tanti nei prati sparpagliati.
Come su una soffice coltre di verde color, adagiati.
Aspettavano piangenti che il mio sguardo si posasse. 
Su ciò che i miei occhi non hanno voluto vedere.