Calore di Gilberto Antonioli

03.06.2014 03:40

E' una casa di creta che riscalda
col calore delle travi e delle porte,
che fa musica a mezzanotte nell’estate
quando un velo di dispone sul giaciglio,
e dove spazia, abbandonato il letto, 
chi vagabondo, va a mietere la terra,
precipita dal cielo sulla spiaggia
la polvere che inganna anche la pioggia,
dal suolo s’innalza nella brezza
il corpo dello spirito che danza,
è un cumulo d’intrecci e di natura,
che mescola lo sgarbo delle ombre
in sintesi di dubbi e di tensioni;

le nuvole s’intrecciano e contorcono
come donzelle pronte al sacrificio,
che sfilano nel luogo dei covoni
che manifestano la storia della vita;
porgono la mano ad indicare l’aia
là dove il sole fa luce sopra i campi;
il frumento ingrassa e miete fili d’erba
e il grido non s’attenua del risveglio
che ospita dei grilli i battibecchi,
delle cicale pretese petulanti,
ed ancora le ansie delle madri,
il pianto delle messi e delle vigne,
le risposte della gente che non miete;

là dove il cuore deposita i contrasti,
le azioni tristi, i dubbi, le tensioni,
gli attimi smarriti per l’incuria, 
le ore, le incertezze, le illusioni
e copre la tristezza con il canto,
che s’impenna ma poi scende svicolando:
è mistico riposo che rivela 
i gesti del soggiorno, le opinioni,
i desideri, i tempi, le ardite aspirazioni
nel turbinare degli eventi più sconnessi
la terra si rattrista e si concentra,
l’estremità del globo non soddisfa,
chi sta osservando il volo delle nubi;

si raccoglie dentro angoli nascosti
l’intima eredità della preghiera